Legami sociali e stili comunicativi di comunità

9 aprile 2019

Lucia Boccacin

Una sfida alla narrazione classica che racconta la fine della relazione e dei legami. La cornice è quella di una reciprocità supportiva e innovativa tra relazioni e tecnologia: di questo prova a occuparsi il progetto di ricerca sulle relazioni sociali nelle comunità ecclesiali locali. Parrocchie, comunità e movimenti sono una realtà concreta dove spesso si lavora su e per le relazioni, anche intergenerazionali. Si tratta di ambiti diffusi, ma quali funzioni sociali svolgono? Come interfacciano la multimedialità? Usano o subiscono la presenza delle tecnologie?

L’idea è quella di riflettere sul tema in modo controintuitivo (oltre l’idea della società liquida per esempio) ponendo le relazioni sociali al centro: non si vedono, ma si vede ciò che generano. Quando esse vengono meno ecco che la vita personale e intersoggettiva ne risente.

Pierpaolo Donati

Partiamo dal concetto di ibridazione delle relazioni e delle identità: cosa significa? Viviamo in un momento storico di grandi relazioni con i media digitali, c’e una grande esplosione di relazioni spesso effimere (da qui l’idea di relazioni liquide, ma sotto la superficie ci sono strutture molto solide, la liquidità è di superficie). Piuttosto parliamo di “augmented relations”, relazioni aumentate rispetto alle capacità naturali dei soggetti.

Le relazioni sono aumentate nella loro capacità, l'impressione è che si vivano più fuori da sé che dentro di sé, a discapito della "conversazione interiore", cambiando l'identità (quella sociale prevale su quella personale: chi sono io per gli altri e chi sono io per me). Le funzioni auto-riflessive sono ridotte. Si tratta certamente di una provocazione alla riflessione.

Un secondo tema è quello della relazione sociale e della comunicazione, a partire da Luhmann. Che rapporto c’e tra i due concetti? La comunicazione avviene sempre dentro una relazione o un contesto relazionale, che dobbiamo imparare a vedere. Luhmann sostiene che l'azione viene creata dalla comunicazione, reiterando la quale si crea e consolida la relazione. Cosa viene prima? La comunicazione "fa" una relazione? Non sempre, ci vogliono delle condizioni precise.

I legami hanno bisogno di una comunicazione sotto precise condizioni per avere un effetto intenzionale e non un effetto perverso o non atteso. Lo stile della comunicazione influisce sulla relazione: in che modo? Non è solo il mezzo ma lo stile, che è una variabile molto complessa.

La comunicazione religiosa nei social raggiunge molta più gente, ma spesso l’adesione avviene per il piacere individuale di condividere un’idea o una appartenenza, il processo è fortemente imitativo (bandwagon effect, si veda Carole Uhlaner: Uhlaner C. J. (1989), Relational goods and participation: incorporating sociability into a theory of rational action, Public Choice, vol. 62, n. 3, pp. 253-285. https://link.springer.com/article/10.1007/BF02337745).

Il tema è quello della gratificazione dovuta a far semplicemente parte di un gruppo, a prescindere dall’essere veramente dentro a quella logica o a quel processo di interiorizzazione. L’imitazione fornisce consenso.

L’umanizzazione della rete attraverso l’agire dei singoli nodi (che si sforzano di "essere più umani") è una condizione insufficiente, essa non dipende solo dalla riflessività individuale, ma anche dalla riflessività delle rete e delle relazioni.

In rete agiamo anche senza corpo, per avere riflessività relazionale dobbiamo trovarci davanti a un altro corpo (con il tono della voce, la postura, lo sguardo). Il codice simbolico digitale è basato sul distacco tra mente e corpo (anche l’immagine di un corpo è mentalizzata).

Dobbiamo guardare alla relazione, ma cos’e la relazione? Cosa implica in termini di riflessività? La struttura della relazione ha bisogno sia di un refero, ma anche di un religo. Quando si parla di legami parliamo di strutture connettive, ma la connessione non è una relazione. Humanted = umani aumentati dalle tecnologie

Quali nodi? 1. Personalizzare (comunicazioni embedded in un contesto di relazioni interpersonali). 2. Favorire una adesione riflessiva ai social. 3. Migliorare la traduzione tra codice digitale e analogico. 4. Avere uno sguardo relazionale sui legami sociali e gli stili comunicativi di comunità.

Pier Cesare Rivoltella

La sapienza del comunicare (Erickson): nelle conclusioni si suggeriva - rispetto alla fatica dell’educare - un aspetto: senza comunicazione la distanza formativa diventa incolmabile. Oggi dove si misura la distanza formativa? Nella scuola, in famiglia? Che forma assume? La comunicazione social e digitale può rendere questa distanza meno evidente?

Mario Morcellini

La media Education è una sfida importante. Gli attacchi apocalittici non servono. Il cambiamento accelerato non è una buona medicina, un tempo i cambiamenti erano lenti e alla portata del pensiero. Il tema è quello del clima culturale: cambiano le mete desiderabili. Le diete comunicative servono per capire i ragazzi (che non si raccontano in modo esplicito).

Dire qualcosa ai ragazzi, essere significativi come adulti è il vero segno e problema. Alcune considerazioni sul presente. Le istituzioni diventano sinonimo di passatismo e fonte di presa di distanza; assistiamo alla rottamazione delle appartenenze e alla accelerazione delle aspettative, delle tappe e dei tagliandi di emancipazione; viviamo la ricerca dell’intrattenimento. Si tratta di cifre del clima culturale.

Il digitale costruisce la colonna sonora dei comportamenti, ma non riesce a porsi come punto di riferimento. Le echo chambers sono all' opposto della formazione, che aspira alla diversità e non all’omologazione. La comunicazione e il digitale puntano ad essere l’unico “corpo intermedio” tra individui e istituzioni, liquidando la nozione rassicurante di società civile e di relazioni significative e di comunità.

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